Quando a Castellammare convivevano A.C. Stabia e Juventus Stabia

Un semplice pin della Juve Stabia ritrovato tra i ricordi, non è solo un oggetto da collezione. È un frammento di vita… Eppure dentro di sé racchiude un mondo. Dietro ci sono le voci di uno stadio in festa, i passi veloci verso la curva, l’attesa trepidante di una partita capace di unire un’intera città. C’è il ricordo di chi lo appuntava con orgoglio, portando con sé la propria squadra, la propria identità. Perché gli oggetti, a volte, non sono solo cose: sono scrigni di memoria. E l’Archivio Plaitano si impegna a custodirli, affinché quelle emozioni non vadano mai perdute. Un piccolo “emblema”, diviso in due parti, racconta meglio di mille parole la storia calcistica di Castellammare di Stabia. Nella parte superiore campeggiano i colori bianconeri, simbolo della Juventus Stabia fondata nel 1939 da Salvatore Russo, emblema di modernità e ambizione. Nella parte inferiore spiccano invece il giallo e il blu, i colori che per tradizione identificano la città e la sua storica squadra, l’Associazione Calcio Stabia. Questo pin diventa così una metafora perfetta: due anime, due identità, due percorsi paralleli che hanno convissuto per quasi vent’anni, alimentando rivalità sportive ma anche arricchendo il tessuto sociale della comunità stabiese. Dal bianco e nero al gialloblù, la città ha vissuto un lungo cammino di passione calcistica, fatto di sogni, cadute e rinascite. La storia che segue è il racconto di questa doppia appartenenza: la AC Stabia con i suoi colori cittadini e la Juventus Stabia con il fascino moderno del bianconero. Due squadre, due simboli, un’unica città unita dalla stessa passione per il calcio. Castellammare di Stabia ha sempre respirato calcio. Non è un caso che qui, già nel 1907, nascesse lo Stabia Sporting Club, una delle società più antiche del Sud. Giallo e blu, i colori del gonfalone cittadino, accompagnarono per decenni le fortune e le sfortune del club, simbolo di appartenenza per un’intera comunità. Ma negli anni ’30, quando il panorama calcistico italiano si trasformava sotto la spinta del regime e delle riorganizzazioni federali, a Castellammare comparve un’altra protagonista: la Juventus Stabia. Fondata nel 1939, adottò sin da subito una maglia diversa, a strisce bianconere, sull’esempio della Juventus di Torino, da cui mutuò anche il nome. La Società Sportiva Juventus Stabia fu fondata nel 1939 da Salvatore Russo, un “pioniere sportivo stabiese”. La squadra nacque come realtà calcistica locale, inizialmente partecipando a campionati minori. Preferiva avere nelle proprie file giovani stabiesi o del circondario, per citarne qualcuno: Spartano, i fratelli Castaldo, Acanfora… Nel 1945, la Juventus Stabia si affiliò ufficialmente alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, segnando un passo importante nella sua crescita. E così, per diversi anni, la città si trovò a dividersi tra due passioni: da una parte l’A.C. Stabia, erede diretto del club del 1907, fedele ai colori gialloblù; dall’altra la nuova Juventus Stabia, che portava il bianconero sulle spalle e il desiderio di emergere. Non fu una convivenza semplice. L’A.C. Stabia vantava la tradizione e il legame con le radici cittadine; la Juve Stabia rappresentava invece la novità, con un nome altisonante e un’identità diversa. Nelle strade e nei vicoli, gli stabiesi discutevano animatamente: meglio l’orgoglio antico dei gialloblù o la freschezza bianconera dei “juventini di casa”? Le strade di Castellammare si dividevano: i ragazzi di via Nocera che gridavano “Forza Stabia!” in gialloblù, e quelli del centro che sognavano i colori bianconeri della “Juve di casa”. Dopo la guerra, la storia prese una svolta decisiva. Nel 1953 l’A.C. Stabia, reduce dalla Serie B ma travolta dai debiti, fallì. La Juventus Stabia2 ne raccolse l’eredità sportiva, ma con il tempo abbandonò il bianconero per indossare i colori gialloblù, quelli che da sempre identificano Castellammare. Una scelta di cuore e di identità, che suggellò la continuità tra passato e futuro. Oggi la S.S. Juve Stabia gioca con la maglia gialloblù, ma nella memoria degli appassionati più anziani resta vivido il ricordo di quegli anni in cui la città aveva due squadre, due colori e due anime. Una rivalità silenziosa che, pur nella contrapposizione, ha contribuito a rendere ancora più forte l’amore degli stabiesi per il calcio. La storia di Salvatore Russo misto di passione, dedizione e autenticità dimostra come lo sport possa essere più di un semplice gioco: può creare legami, identità e continuità culturale. La Juve Stabia è oggi il frutto di quella visione pionieristica, e ogni partita giocata con i colori gialloblù è un omaggio all’uomo che alla fine degli anni ‘30 ebbe il coraggio di sognare e di costruire qualcosa di nuovo per la sua città.

A cura di Giuseppe Plaitano

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