Questa “Tessera Opera Balilla del Fascio Stabiese” anno 1933 è un piccolo ma significativo frammento della storia della nostra città sotto il regime fascista. Il 1933 era l’Anno XII dell’Era Fascista, un periodo in cui l’Opera Nazionale Balilla (ONB), l’organizzazione giovanile creata nel 1926, era pienamente operativa e centrale nel progetto del regime di “fascistizzare” le nuove generazioni. L’ONB inquadrava i giovani dagli 8 ai 18 anni, dividendoli in “Balilla” (8-14 anni) e “Avanguardisti” (14-18 anni) per i maschi, con le corrispondenti sezioni femminili di “Piccole Italiane” e “Giovani Italiane”. La dicitura “Fascio Stabiese” localizza l’organizzazione a Castellammare di Stabia, mentre i termini “Legione centuria” indicano l’inquadramento di tipo militare delle formazioni giovanili. L’ONB, pur dipendendo ufficialmente dal Ministero dell’Educazione Nazionale, aveva una chiara struttura e disciplina paramilitare, preparando i giovani al servizio futuro nel Partito Nazionale Fascista (PNF) e nella Milizia. L’esistenza di questa tessera testimonia quanto anche a Castellammare, come nel resto d’Italia, l’adesione all’ONB fosse la norma e l’unica via per l’educazione fisica, l’assistenza e l’indottrinamento politico-morale. Il giuramento riportato sul retro della tessera è l’elemento più incisivo e rivelatore: ”Giuro di eseguire senza discutere gli ordini del duce e di servire con tutte le mie forze e se è necessario col mio sangue la causa della rivoluzione fascista” Questa formula era il cuore ideologico dell’Opera Balilla. Essa richiedeva: Obbedienza Incondizionata: “Eseguire senza discutere gli ordini del duce”. Non ammetteva critica né esitazione, stabilendo un rapporto di totale sottomissione al Capo. Sacrificio Supremo: “Servire con tutte le mie forze e se è necessario col mio sangue”. Questo elevava la “causa della Rivoluzione Fascista” al di sopra della vita stessa dell’individuo. Il Fascio Stabiese non era solo un ufficio politico, ma il centro nevralgico della città, operando attraverso diverse leve: l’inquadramento giovanile, l’organizzazione del tempo libero e il controllo delle attività economiche e culturali. La sede del Fascio era un simbolo di potere, dei veri e propri centri di aggregazione e propaganda. Era il luogo dove si tenevano le riunioni del Partito, si organizzavano le adunate e si gestivano i rapporti con le milizie e le altre organizzazioni, inclusi i Fasci Femminili e i Gruppi Universitari Fascisti (GUF). Come testimonia la tessera, l’obiettivo primario era la formazione totale del cittadino, definita come “fisica e morale”: L’iscrizione all’Opera Balilla, pur non essendo formalmente obbligatoria, era di fatto necessaria per accedere a determinate carriere, scuole superiori o persino per la semplice vita sociale e sportiva. L’ONB gestiva le colonie marine e montane, dove i giovani stabiesi trascorrevano l’estate in un ambiente controllato, con addestramento ginnico e militare leggero. A Castellammare, con la sua vocazione marinara, l’addestramento pre-militare e sportivo era enfatizzato. Tutta la vita dei ragazzi, e in parte degli adulti, era scandita dal “Sabato Fascista”, il pomeriggio dedicato alle attività organizzate dal regime, con adunate in piazza o presso le sedi. Il regime si nutriva di retorica e grandi celebrazioni. Anche a Castellammare, le feste nazionali fasciste erano occasioni per grandi sfilate di Balilla e Avanguardisti in divisa, con l’uso dei monumenti cittadini come sfondo per l’esaltazione del regime. La vigilanza ideologica era costante. I fascisti stabiesi, in particolare gli squadristi della prima ora, mantenevano un forte controllo su tutto ciò che poteva essere percepito come “disfattista” o antifascista. In sintesi, la tessera del 1933 è un simbolo della penetrazione del regime nella vita di un giovane stabiese, trasformando la lealtà al Duce in un atto di fede e incondizionata obbedienza, un principio che dominava ogni angolo e istituzione della Castellammare di quel decennio. Leggere oggi queste parole sulla tessera di un ragazzo stabiese del 1933 ci riporta alla potente e pervasiva macchina di consenso che mirava a forgiare il cosiddetto “uomo nuovo” fascista: un cittadino disciplinato, militarizzato e fedele al regime. Questa tessera, per quanto piccola, è un documento tangibile di come Castellammare fosse parte integrante di questo progetto nazionale di controllo e formazione totalitaria della gioventù.
A cura di Giuseppe Plaitano

