Le ultime vicissitudini della Torre di Rovigliano

Alla fine del XVIII secolo tutte le fortificazioni litoranee giacevano ormai in uno stato di degrado e abbandono. Due secoli di vita pesavano vistosamente sulle strutture murarie e sugli armamenti. L’azione combinata del tempo e del mare aveva prodotto gravi alterazioni alle strutture.

Le armi in dotazione non versavano in uno stato migliore. Agli inizi del 1800 l’aggravarsi della situazione obbligò il governo napoleonico diretto da Giuseppe Napoleone ad una scrupolosa ricognizione ispettiva delle postazioni dislocate entro il Golfo napoletano per scoprirne eventuali insufficienze ed allestire i provvedimenti.

La torre del fortino di Rovigliano risultò essere strutturata nella forma seguente: ne assicuravano la difesa otto pezzi di artiglieria da 24 e sufficienti munizioni. Il personale addetto alle operazioni era composto di un ufficiale e 20 uomini di truppa del 20° Reggimento di fanteria, i quali potevano contare su una riserva di viveri bastevole per un mese. Ma uomini, armamento e munizioni rimasero inattivi durante tutto il decennio francese.

Col ritorno a Napoli dei Borboni (1815) e l’inizio della Restaurazione il nuovo governo, sicuro di non poter più correre ulteriori pericoli politici, non apportò modifiche ai criteri praticati dai “Napoleonidi” durante il decennio d’occupazione. Si pensò tuttavia ad una ristrutturazione delle opere di difesa costiera e a tal fine furono consultati esperti ufficiali di marina per conoscere quali fossero le piazze, i porti e le batterie da demolire e quali quelli da mantenere e rassodare.

La Commissione di esperti si pronunziò sulle singole situazioni difensive della costa e, quanto al fortino di Rovigliano, espresse il seguente parere: “Avendo l’oggetto di difendere lo spazio avanti la Torre dell’Annunziata ed il Molo, e i Cantieri di Castellammare, sarebbe da conservare”. Sulla situazione della torre nella prima metà dell’Ottocento si trovano notizie degli storici locali. Durante il periodo dell’occupazione francese, secondo l’Ilardi, l’Ufficiale della Repubblica Napoletana Gabriele Manthonè, comandante dell’armeria di Torre Annunziata, adibì la torre a casa di prigione.

Nel 1800 essa fungeva ancora da piccola caserma ed era resa meno severa dalla presenza d’un tempietto dedicato alla Vergine Maria e a S. Barbara. Il Milante scrisse che nel 1836 sullo scoglio si vedeva soltanto un forte, in cui v’era una cappella in onore di S. Michele Arcangelo.

Dopo i fatti del 1860 lo scoglio fu disarmato dallo Stato unitario e posto in vendita. Proclamata l’Unità italiana, in virtù delle leggi 21.6.1862 e 24.11.1864, nn. 793 e 2006, esso fu ceduto, dietro pagamento, a un privato cittadino.

Alla prima vendita seguirono altri passaggi di proprietà. Il 4 luglio 1870 lo scoglio fu comprato dal Sig. Francesco Cilento. Il 7 aprile 1903 passò in proprietà del Sig. Pietro Conte, che l’acquistò per mano del Curatore speciale della eredità Cilento.

Da questi passò nelle mani del barone Pontus Carlo de Knoring e, alla sua morte, avvenuta in Francia il 1917, del fratello Costantino Eglof Gustave, che a sua volta lo lasciò in eredità alla consorte baronessa Maria de Paulov Schonaloff.

Successivamente, previo istrumento rogato il 18 agosto 1935 per mano del notaio Attilio Marino di Castellammare di Stabia, la baronessa lo vendette ai sigg.ri Alessandro Aversa fu Pasquale, di Boscotrecase, Vincenzo La Feltra e Antonio Brigante fu Andrea, di Torre Annunziata, riuniti in società.

Con l’uscita dalla società del La Feltra lo scoglio rimase proprietà per metà al Brigante e per l’altra all’Aversa, i quali avevano intenzione di sfruttare l’isolotto creandovi un ristorante e impiantandovi un allevamento ittico. Ma l’intenzione dei proprietari non poté attuarsi per il veto espresso dalla Soprintendenza ai Monumenti in data 13.2.1950. E questo perché fin dal 1925 Rovigliano era stato posto sotto tutela per il suo interesse storico, archeologico e paesaggistico.

Con atto del 16 agosto 1947 per notar Francesco Matrone di Boscotrecase il sig. Alessandro Aversa aveva intanto donato la sua quota alla figlia Anna. Questa, poi, con istrumento del 12 luglio 1950, rogato dallo stesso notaio Matrone, la alienò cedendola al Sig. Raffaele Malafronte fu Sabato, di Torre Annunziata.

Attualmente l’isolotto di Rovigliano, sito nel Comune di Castellammare di Stabia, riportato nel catasto fabbricato di Castellammare di Stabia, in testa a Brigante Antonio ed Aversa Alessandro, occupa una superficie complessiva di mq.5.862. Ne sono proprietari per la quota di Raffaele Malafronte († 1970) i figli Gennaro, Raffaele, Giuseppe, Mario, Anna ed Elisa, suoi eredi. Per la quota di Antonio Brigante († 1943) i figli Andrea, Otello Ieroschi, Carlotta, Francesca, Angelica ed Anna, suoi eredi 7.

Della passata storia di Rovigliano oggi restano solo una parte della torre grande, resti di alcuni locali e celle, ed una rudimentale cucina. Sul terrazzo vi sono i ruderi della garitta di vedetta e tre piste semicircolari con basi centrali, in pietra lavica vesuviana, su cui si manovravano i cannoni ed una botola che metteva in collegamento la “santa Barbara” con i pezzi di artiglieria per il rifornimento di munizioni. Su questi ruderi ormai solitari, i gabbiani e le procellarie hanno sistemato i loro nidi e sorvolano nei loro larghi giri quelle acque una volta limpide e abbondanti di pesci, ma ora rese infeste dalla rovinosa opera dell’uomo.

A cura di Giuseppe Plaitano

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