L’eredità di Basilio Cecchi

Mariano Basilio Pietro Antonio Cecchi nacque a Perito (Sa) l’8 luglio 1865 da Pasquale e Rosa Botti. La sua carriera magistrale ebbe inizio a Oliveto Citra, per poi proseguire a Scafati dal 1890 al 1905. Fu proprio in territorio scafatese che conobbe e sposò la collega Clotilde Langella. Dalla loro unione, tra il 1891 e il 1905, nacquero sei figli: Camillo, Pasquale (primo sindaco comunista di Castellammare di Stabia), Antonio, Rosa, Giovanna e Mario. Il 1905 segnò una svolta fondamentale nel suo percorso professionale: Cecchi vinse il concorso per Direttore Didattico indetto dal Comune di Castellammare di Stabia, ciò diede inizio a un lungo e proficuo sodalizio con la città. Uomo di profonda cultura e rigore metodologico, ricevette prestigiosi riconoscimenti dal Ministero dell’Educazione Nazionale, che lo insignì delle medaglie di bronzo e d’oro quale benemerito dell’istruzione elementare. Questa vocazione all’eccellenza pedagogica divenne un tratto distintivo della famiglia Cecchi: gli stessi onori ministeriali furono conferiti al figlio Pasquale e alle figlie Rosa e Giovanna, entrambe direttrici scolastiche e successivamente ispettrici. Morì a Castellammare il 28 marzo 1932. In segno di imperituro riconoscimento come “Grande Educatore” di generazioni di stabiesi, funzionario pubblico d’altri tempi, capace di unire una rigorosa preparazione intellettuale a una profonda umanità, diventando un punto di riferimento storico per l’istruzione nel territorio stabiese, con delibera del 27 maggio 1944, l’Amministrazione comunale sancì l’intitolazione del plesso scolastico di viale Dante Alighieri alla sua memoria.

Nel 1881 il giornale “L’eco dello sport” di Milano, riportava che a Castellammare si erano svolte delle gare ippiche, diverse le corse disputate in due giornate, con premi del Comune, del re, ecc.. Le gare si corse svolgevano nel luogo che ancora oggi viene ricordato e ha dato origine al toponimo dialettale “‘A reto ‘a corsa”. All’epoca la zona era compresa nel grosso appezzamento fondiario denominato “Fondo san Catello” che nel XV sec. apparteneva alla Famiglia Coppola e si estendeva dall’attuale quadrivio di via Nocera e comprendeva le attuali vie Petrarca, Boccaccio, Foscolo e via Carducci (già I, II, III e IV traversa Gragnano, poi Marconi), confluenti su via Gragnano, oggi via Guglielmo Marconi, estendendosi sul lato destro fino a Piazza Principe di Napoli. Il primo fabbricato venuto a dar vita alla zona fu l’edificio per le scuole elementari, i cui lavori iniziarono nel 1910. In questa zona furono realizzati anche il Mercato Ortofrutticolo, il Palazzo dei Mutilati ed altri edifici per civili abitazioni.

L’apertura della scuola elementare di via Gragnano, primo edificio appositamente costruito per finalità scolastiche in città, rappresentò un salto di qualità epocale, segnando il passaggio definitivo da un sistema frammentato a un’organizzazione didattica moderna e strutturata. Nel 1933 la scuola elementare di via Gragnano fu intestata a Sandro Italico Mussolini.

Nello stesso anno nel cortile principale di questa Scuola, fu realizzata, grazie all’impegno dell’allora Direttore Didattico Michele Palumbo, un’artistica fontana su cui spiccavano due pregevoli sculture in marmo dell’inizio del ‘600: un leone che lotta con un’idra ed una leonessa nell’atto di proteggere i cuccioli. I due gruppi marmorei una volta erano posizionati sulle colonne del cancello d’ingresso dei Boschi di Quisisana. La Fontana, dagli orli sagomati, ha al centro un blocco di pietra di una delle cave di Portocarello ai lati, sui due poggi erano situati le due sculture provenienti da Quisisana. La fontana fu inaugurata il 13 luglio 1933 con una solenne cerimonia con l’intervento delle Autorità cittadine e della popolazione.

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A cura di Giuseppe Plaitano

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