Michele Salvati era un poeta che amava profondamente la sua città, e nel 1901 le dedicò un piccolo tesoro: l’opuscolo “Ai bagni di Castellammare Poesie dialettali“, dato alle stampe dalla tipografia E. De Meo, situata nel Palazzo Sottoprefettura. Più che un semplice libretto, era una vera e propria istantanea della vita stabiese dell’epoca, dai suoi personaggi più iconici ai luoghi che la rendevano famosa in tutta Europa.
La raccolta, dedicata al celebre giornalista e paroliere Peppino Turco, si apriva con versi che celebravano il pittoresco mondo locale: da ‘O cucchiero (il vetturino) e ‘E fittacamere, fino ai canti di Quisisana, ‘O castiello Angiuino, e le lodi All’acqua ‘citusella e alla sua cura e ll’acqua. Non mancavano i quadretti popolari come ‘E pacchiane int ‘ o Cantiere, i riferimenti agli stabilimenti con ‘O bagnaiuolo, e il doveroso omaggio al patrono con San Catello. L’omaggio a Giuseppe “Peppino” Turco (Napoli, 1846 – 1903) non era casuale. Turco, originario di Napoli ma legato a Castellammare per amicizie e, soprattutto, per il suo lavoro, fu un poeta e giornalista di grande fama. La sua collaborazione più celebre fu con il musicista stabiese Luigi Denza, con il quale nel 1880 scrisse i versi di “Funiculì funiculà”, il canto universale che celebrava l’inaugurazione della funicolare del Vesuvio e che è tuttora considerata la canzone che diede il via alla moderna canzone napoletana. La dedica di Salvati era dunque un riconoscimento a una delle figure culturali più influenti del tempo.
Ma è voltando le pagine, sul retro del volumetto, che si dischiude un’affascinante galleria di inserzioni pubblicitarie, un vero e proprio spaccato socio-economico della Castellammare di inizio secolo. Le inserzioni non erano solo annunci commerciali, ma la prova tangibile di come la città vivesse della sua vocazione termale e turistica. Naturalmente, in primo piano c’erano le colonne portanti dell’economia stabiese: Gli Stabilimenti Termali e le Acque Minerali: Immancabili le pubblicità che magnificavano gli stabilimenti per la cura delle acque. Castellammare, all’epoca, vantava la presenza del grande stabilimento termale comunale e, al contempo, offriva spazi privati di eccellenza. Tra questi, spiccava lo stabilimento privato dell’Acqua Ferrata del Molino di proprietà di Alessandro Cascone, il quale, oltre alla cura termale, svolgeva anche la funzione di albergo e pensione, integrando così il benessere con l’ospitalità. In questo contesto, spiccava l’attività di Acanfora e Cuomodell’acqua acidula, figure chiave nel panorama delle acque medicamentose. Lo Stabilimento Balneare di Pozzano: Un’inserzione di prestigio promuoveva lo stabilimento balneare di Pozzano, che rafforzava la propria immagine con la menzione di figure professionali di alto livello: il direttore consulente Comm. Tommaso Senise e il medico curante Dottor Giuseppe Di Nola, garanzia di serietà e competenza.
La presenza di turisti e di una borghesia cittadina in crescita alimentava un fiorente mercato di servizi e beni di lusso o di prima necessità:
Moda e Stile: Si pubblicizzava il Salone di Toletta di Pasquale Zaino, essenziale per chi teneva alla propria immagine, e la Sartoria Celotto di Piazza Umberto, segno di una clientela attenta all’eleganza.
Alimentari e Necessità: La Salsamenteria Milanese di Domenico Micucci (di Moliterno), testimoniava l’arrivo in città di prodotti di qualità da altre regioni, ed il Caffè e Ristorante della California a pochi passi dalla Cassa Armonica, prendendo il nome del piccolo spazio ricordato ancora oggi come Largo California poiché durante uno scavo furono trovate monete d’oro, ed ancora la Cartoleria e Libreria di Canzanella in Piazza Municipio che era il punto di riferimento per la lettura e la cancelleria. L’inserto più curioso, tuttavia, era quello della Farmacia del Leone in Via Napoli, 24 (accanto alla Chiesa di Santa Maria dell’Orto) di Giuseppe Falcone. In un’epoca in cui la concorrenza poteva essere aspra, il farmacista sentiva il bisogno di specificare chiaramente che la sua attività non aveva “nulla in comune” con l’omonima farmacia di Via Benedetto Brin. Un’avvertenza che, a distanza di un secolo, ci rivela un piccolo ma significativo aneddoto sulla rivalità commerciale dell’epoca stabiese.
Le pubblicità sull’opuscolo di Michele Salvati sono oggi una preziosa testimonianza non solo di come si faceva commercio a Castellammare agli albori del Novecento, ma anche dell’intreccio tra la sua fama di luogo di cura e la vivace vita sociale e culturale che la rendeva una meta ambita.
A cura di Giuseppe Plaitano

