La truffa del sì

Da quando è terminato il mercato tutelato, si è avuta una trasformazione dell’intero sistema dell’energia, che interessa circa 15 milioni di consumatori con le compagnie erogatrici dei servizi di luce e gas fortemente interessate a sfruttare a proprio vantaggio questa evoluzione del mercato.
Entrando nello specifico, in questa fase storica sono molto attivi i call center che chiamano i potenziali clienti per proporre abbonamenti e tariffe via telefono, che però molto spesso celano dei contratti truffaldini.
Il fenomeno delle truffe al telefono, infatti, non conosce crisi, anzi si evolve e va avanti con metodologie sempre più tecnologiche e raffinate.
Una su tutte: l’operatore vi informa che state pagando un prezzo per le utenze troppo elevato e vi garantisce che, dal mese successivo, vi verrà attivata una tariffa più conveniente.
Un esempio è la cosiddetta truffa del sì, con la quale i consumatori sottoscrivono dei contratti in abbonamento senza nemmeno rendersene conto.
La truffa del sì è una delle più comuni tra quelle telefoniche e si basa su una tecnica subdola quanto semplice: ottenere una risposta affermativa per usarla in modo illecito.

Negli ultimi anni, questa pratica ha colpito numerosi utenti, spesso a loro insaputa, portando all’attivazione di contratti mai richiesti.
La truffa si sostanzia in un processo tanto semplice quanto diabolico: il consumatore viene contattato via telefono ed indotto a pronunciare la parola ‘’sì’’ come risposta ad una domanda generica che nulla ha a che fare con la sottoscrizione di un contratto energetico.
Quel sì, viene registrato e accuratamente tagliato, editato ed estrapolato dal contesto originale, per poi essere utilizzato come forma di assenso alla sottoscrizione di un contratto.
Comprendere come funziona e quali sono i segnali a cui prestare attenzione è il primo passo per proteggersi da questo tipo di raggiro.
Un comportamento di questo tipo rappresenta naturalmente una truffa ai danni del consumatore, che non è però facile da dimostrare, di fatto viene dato un assenso da parte della viva voce del cliente, che per difendersi dovrà comunque dimostrare di aver subito un raggiro (operazione non sempre così semplice).
Quindi se non si ha intenzione di sottoscrivere nessun tipo di contratto è buona norma:
Non concedere mai i propri dati anagrafici.
Evitare di comunicare il proprio codice fiscale o l’iban via telefono.
Iscriversi al registro delle opposizioni.
Ai consumatori, specie in un periodo delicato come quello appena descritto, è chiesto di avere attenzione necessaria per riconoscere una truffa quando la si ha davanti e di innalzare al massimo la soglia dell’attenzione, anche perché le ‘’truffe telefoniche’’ riguardano svariati settori commerciali.

A cura del Giornale Weekend

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