Reggia di Quisisana estate 1935

La Reggia di Quisisana, storica residenza borbonica immersa nel verde, ha avuto una lunga storia di ospitalità reale e giovanile. Già nel mese di agosto del 1920, la villa accolse il Collegio Militare di Roma, tra cui il Principe Umberto diciassettenne, segnando un precedente importante nella storia della residenza. Lo stesso Principe sarebbe tornato quindici anni dopo, nell’estate del 1935, per visitare la colonia estiva per bambine, consolidando così il legame tra la famiglia reale e la struttura. Successivamente la Reggia fu trasformata in albergo, mantenendo la sua vocazione di ospitalità di alto livello, e ospitò per diverso tempo, fino al suo decesso, la Duchessa Elena d’Aosta, sottolineando l’importanza della ex Reggia come luogo di residenza privilegiata per membri della famiglia reale. Le fotografie scattate alla ex Palazzo reale nell’estate del 1935 offrono una testimonianza rara e preziosa del modo in cui il regime fascista plasmava l’infanzia attraverso rituali quotidiani, simboli politici e una pedagogia totalizzante. Tra i primi scatti l’arrivo del Principe Umberto che cattura le bambine in formazioni ordinate mentre sventolano bandierine tricolori. L’evento, in pieno clima di esaltazione nazionalista anticipatore della guerra d’Etiopia, trasforma la visita ufficiale in un rito collettivo di lealtà dinastica e politica, dove ogni gesto è attentamente coordinato e il tricolore amplifica il carattere cerimoniale. Pranzi collettivi ordinati e regolati, attività all’aperto e spettacoli. In una delle immagini più significative, sulla facciata della terrazza appare una scritta stampata con tono catechistico: “Bambini, a chi dovete la gioia del sole e del focolare? Al Duce!” Questa frase condensa perfettamente la propaganda rivolta ai più piccoli: il sole rimanda ai giochi, alla salute e all’aria aperta, il focolare richiama la famiglia, il calore della casa e la sicurezza affettiva, la domanda–risposta impone un modello di obbedienza affettiva, il Duce diventa la fonte di ogni bene, naturale e domestico. Anche in questo caso, la scena, apparentemente quotidiana, contiene elementi di disciplina collettiva: le bambine sono disposte in ordine, sedute in modo composto; il momento del pasto diventa un rito comunitario regolato, la terrazza, aperta al sole e alla brezza, suggerisce ancora una volta il binomio salute–ordine tipico della pedagogia fascista.
La sequenza delle fotografie della Reggia di Quisisana nell’estate 1935 mostra come il regime organizzasse l’infanzia come una piccola comunità disciplinata, dove ogni momento della giornata, dall’arrivo del Principe, ai saluti, ai momenti di sole e di pasto, agli spettacoli sul palco, fino ai manifesti sui muri diventava occasione di educazione politica. La Reggia non era solo un luogo di svago, ma un laboratorio di identità fascista, e le bambine, inconsapevoli, ne sono diventate oggi le protagoniste.

A cura di Giuseppe Plaitano

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