San Martino e il vino: quando il mosto diventa festa

L’11 novembre, giorno di San Martino, l’Italia del vino si risveglia con il profumo di cantine, di mosto e di antiche usanze contadine.

“A San Martino ogni mosto diventa vino.” Basta questo antico proverbio per racchiudere il senso di una festa che celebra il passaggio dal mosto al vino vero e proprio. Dopo la vendemmia di settembre e ottobre, la fermentazione è ormai conclusa: le botti si aprono, le famiglie si riuniscono, e nei paesi si torna a brindare. È il momento del vino nuovo, quello che segna il primo assaggio dell’annata appena conclusa.

Nel Medioevo, l’11 novembre non era solo una data religiosa: segnava la chiusura dei lavori nei campi, la scadenza dei contratti agricoli e l’arrivo dell’inverno. Si salutava la terra che andava a riposo, e si ringraziava per i frutti raccolti. Nelle campagne si organizzavano banchetti, si arrostivano le oche di San Martino, simbolo del santo e della festa, e si spillava il vino nuovo.
Era un giorno di allegria, di comunità e di speranza per l’anno che sarebbe venuto.

San Martino, il santo del mantello e dei vignaioli

Dietro la leggenda c’è la figura di Martino di Tours, soldato romano del IV secolo che, secondo la tradizione, tagliò in due il suo mantello per condividerlo con un povero infreddolito.
Quel gesto di solidarietà e generosità lo rese uno dei santi più amati d’Europa. In Italia, dove la vite è parte del paesaggio e dell’anima, San Martino è diventato il patrono dei vignaioli e dei contadini, simbolo di abbondanza e gratitudine. Si racconta anche che, in occasione della sua festa, il clima si faccia improvvisamente mite: è la celebre “estate di San Martino”, quei pochi giorni di sole e tepore che addolciscono novembre, perfetti per le fiere e le degustazioni all’aperto.

Vino nuovo o vino novello? La differenza da sapere

Proprio in questo periodo si parla spesso di vino nuovo e di vino novello, due espressioni simili ma che indicano realtà molto diverse.

Il vino nuovo è semplicemente il vino giovane dell’ultima vendemmia. Nasce con la fermentazione tradizionale, non è ancora affinato, ma rappresenta il primo segno del lavoro dell’anno. È il vino “delle botti”, quello che a San Martino si assaggia per la prima volta, ancora vivo, profumato di mosto e di fermentazione.

Il vino novello, invece, è un prodotto a sé, regolato per legge e ottenuto con una tecnica particolare: la macerazione carbonica. In questo metodo i grappoli interi vengono fatti fermentare in assenza di ossigeno, sprigionando aromi intensi e fruttati. Il risultato è un vino leggero, fragrante, da bere giovane — e disponibile già dal 30 ottobre dello stesso anno della vendemmia. È un parente italiano del celebre Beaujolais Nouveau francese e porta con sé lo stesso spirito festoso: un brindisi d’autunno, allegro e spensierato.

Dunque, San Martino non è solo una festa religiosa: è un inno alla gratitudine, alla terra e al tempo del vino, e come recita il detto, possiamo dire con certezza: “A San Martino ogni mosto diventa vino.”

A cura di Nicola D’Auria

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