Nonostante il 1949 fosse stato un anno di tensioni altissime (eravamo ad un anno dall’attentato a Togliatti e nel pieno della ricostruzione) il legame tra il leader del PCI e la “Stalingrado del Sud” era molto forte. In quell’anno, Togliatti era impegnato in una ricostruzione capillare del partito dopo l’attentato del ’48. Le cronache de l’Unità dell’epoca riportano grandi comizi, a Torino (25 aprile) e a Roma, oltre a un’intensa attività editoriale su Rinascita. Tuttavia, la Campania era una tappa fissa dei suoi spostamenti verso sud. La cartolina con in primo piano di Togliatti, sfondo rosso e veduta di Castellammare è un reperto straordinario. Spesso le sezioni del PCI di città chiave come Castellammare stampavano materiale autonomo che non sempre finiva nei registri nazionali. Queste cartoline venivano vendute a poche lire o distribuite per finanziare la costruzione delle Case del Popolo o la stampa de l’Unità. Venivano stampate in tipografie locali (spesso la celebre Tipografia Di Martino o simili) proprio in occasione delle Feste de l’Unità per autofinanziamento. Domenica 4 settembre 1949 si tenne la Festa de l’Unità in un clima di mobilitazione per i licenziamenti ai Cantieri Navali. Si svolse in Villa Comunale alla presenza di oltre centomila persone provenienti da tutto il Mezzogiorno. La cartolina non era solo un ricordo, ma un “titolo di solidarietà”: acquistandola, i lavoratori finanziavano il partito e la resistenza sindacale.
La scelta del fondo rosso con il primo piano di Togliatti sovrapposto alla veduta di Castellammare non era casuale: il messaggio voleva stare a dire: “Il Partito è qui, tra la gente e le industrie”. Mettere Castellammare sullo sfondo serviva a dare dignità nazionale alle lotte dei lavoratori stabiesi. Nel 1949, la Festa de l’Unità a Castellammare non era solo una festa, ma una vera e propria prova di forza. Dopo la sconfitta del Fronte Democratico Popolare nel 1948, Togliatti usava queste occasioni per ribadire il ruolo centrale dei cantieri navali nell’economia del Mezzogiorno e dimostrare che, nonostante l’esclusione dal governo, il PCI “occupava” le piazze.
Oggi, grazie al ritrovamento del verbale dattiloscritto conservato presso l’Istituto Gramsci e l’Archivio del Senato, quel ricordo riprende voce. Era una domenica di fine estate, il 4 settembre 1949. La città non era solo una meta turistica, ma il cuore pulsante della resistenza operaia del Mezzogiorno. Togliatti tornava a Stabia dopo più di un anno dall’attentato che aveva fatto tremare l’Italia, e lo faceva per inaugurare il “mese della stampa comunista”. Davanti a una folla oceanica radunata per la Festa de l’Unità, le prime parole del Segretario del PCI furono un tributo diretto al vigore dei cittadini stabiesi. Ecco l’incipit del discorso che aprì quella serata storica: “Cittadini di Castellammare, lavoratori di questa operosa città della costiera di Napoli e province vicine che siete venuti questa sera così numerosi a questa festa, permettetemi prima di tutto che io vi ringrazi di essere venuti e di essere venuti in tanti a questa nostra festa.”
Togliatti proseguì con un tono commosso, ricordando il legame profondo che lo univa a queste terre sin dal suo arrivo in Italia nel 1944:
“Molto tempo è passato, più di un anno ormai, dall’ultima volta che io mi sono incontrato con voi proletari, lavoratori del napoletano. Più di un anno è passato; molte vicende, dure alle volte, sono trascorse; ma questa sera, davanti a voi, io sento ancora una volta l’impeto di entusiasmo, di gioia, di attaccamento al partito dei lavoratori che tante volte ho sentito, dal ’44 in poi, parlando sulle piazze di Napoli, frequentando le sezioni di questa zona d’Italia.”
Il senso di quel comizio era chiaro: chiamare a raccolta il popolo attorno ai giornali di partito (l’Unità e la stampa di avanguardia) per “battere la concorrenza dei giornali avversari. Ma per Castellammare, quel discorso significava molto di più. Era il riconoscimento del ruolo centrale della città nella geografia politica nazionale. Il reperto dell’archivio del Senato e la cartolina ricordo formano oggi un dittico straordinario. Da una parte la parola scritta, ferma e decisa; dall’altra l’immagine iconografica di un leader che guardava al futuro di Castellammare. Quel 4 settembre 1949 non fu solo una data sul calendario, ma il momento in cui la “Stalingrado del Sud” confermò il suo patto d’acciaio con il Segretario del PCI.
“Segretario cittadino del PCI era Giovanni D’Auria, antico antifascista, tra i protagonisti di piazza Spartaco, la strage del 20 gennaio 1921, confinato politico per tre anni… Furono raccolti in quei giorni a Castellammare cinque milioni di lire di sottoscrizione. L’obiettivo nazionale era di 300 milioni da raccogliere nelle diverse centinaia, forse migliaia di feste locali dell’Unità.” (Raffaele Scala)
A cura di Giuseppe Plaitano

