C’è un momento, per chiunque cerchi lavoro, in cui la frustrazione supera la speranza. Si inviano decine di curriculum, si compilano moduli infiniti, si crea un account per ogni sito aziendale, si ricevono risposte automatiche — o, peggio, nessuna risposta. È in quella stanchezza che nasce l’idea, tanto semplice quanto spiazzante: e se un’intelligenza artificiale potesse farlo al posto tuo? È la promessa di Sorce, una startup americana che ha appena lanciato una piattaforma capace di candidarsi automaticamente alle offerte di lavoro. Il meccanismo è sorprendente: l’utente carica il proprio curriculum, inserisce qualche informazione personale, e poi scorre le offerte una dopo l’altra. A destra per candidarsi, a sinistra per saltare. Un gesto rapido, quasi distratto, come su Tinder. Poi entra in scena l’algoritmo, che compila il modulo di candidatura sul sito aziendale, accede con credenziali, allega documenti. E lo fa per te. Senza che tu debba più muovere un dito. Sorce sostiene di avere già 400.000 candidati registrati e oltre 1,6 milioni di posizioni nel proprio database. Ma non è finita: i fondatori promettono che presto sarà la stessa AI a incrociare domanda e offerta, suggerendo chi assumere e chi no. “Stiamo costruendo il motore che selezionerà le persone migliori per ogni posizione”, si legge sul sito ufficiale. In rete, però, le reazioni non sono tutte entusiaste. Anzi. Molti utenti hanno espresso dubbi e disincanto. “Abbiamo candidati che usano AI e reclutatori che usano AI. La riflessione è profonda e riguarda tutti. Perché dietro l’automazione c’è un problema che ci tocca da vicino: cosa significa davvero cercare lavoro? È solo un gesto tecnico, da delegare a un software? O è ancora, in qualche modo, un atto personale, una narrazione di sé, un momento di contatto tra due mondi — quello di chi offre e quello di chi cerca? In questo passaggio delicato, la tecnologia può essere una risorsa preziosa, certo. Ma rischia anche di spersonalizzare il processo, trasformando candidati in numeri e selezioni in flussi dati. Se ogni lavoro diventa un “tap” e ogni CV un modulo precompilato, cosa resta della storia individuale, delle competenze costruite nel tempo, dell’umanità che ogni professione porta con sé? Sorce, nel suo entusiasmo tecnologico, intercetta un bisogno reale: semplificare un sistema che per molti è diventato un labirinto. Ma il pericolo è un’altra deriva, quella dell’automatismo cieco, della ricerca del lavoro trasformata in algoritmo, dove non c’è più spazio per la voce, per la motivazione, per la scelta consapevole. E allora la domanda, oggi più che mai, è questa: vogliamo davvero che sia un’intelligenza artificiale a bussare alle porte del nostro futuro? Oppure vogliamo restare noi, con la nostra storia, a cercare la chiave giusta? Fonte: Futurism ottobre 2025.
Fonte: Futurism ottobre 2025.
A cura di Christian Apadula

