E’ convinzione di molti che la festa di San Catello, che si celebra il 19 Gennaio è per un voto fatto in occasione di un alluvione che colpì Castellammare ed il circondario nel lontano 1764. E’ invece riportato da padre Giuseppe Alvino della Compagnia di Gesù in: “Vita del glorioso confessor di Cristo S. Catello” (anno 1623) che nella processione del 19 gennaio la statua veniva portata per le vie della città, nel tardo pomeriggio, con delle torce accese. Ritornando al profluvio del 1764, in una memoria scritta dell’allora Canonico Primicerio don Emanuele Giraldez, viene indicata persino l’ora in cui avvenne il disastroso alluvione: “…Verso le ore sette della notte, seguente alla solennità di San Catello, delli 19 Gennaio del presente anno 1764”. Quindi la festa del patrono anche quell’anno, come sempre, si era svolta il 19 Gennaio, e solo alle ore 7.00 del 20 Gennaio gravò sulla città la minaccia dell’alluvione. La citata memoria racconta che l’inondazione trascinò non solo gli alberi spiantati con tutte le radici, ma anche una gran quantità di terra, pietre ed enormi massi, così da bloccare il Rivolo della Caperrina presso la Chiesa del Gesù diroccando muraglie e fracassando porte. Si allagarono diverse botteghe e diverse stanze presso la chiesa di San Bartolomeo, nella parte inferiore del Campo di Mola. Ci furono molte vittime anche nel circondario, nelle città di Casola, Gragnano, Pimonte e Vico Equense, Bagnoli presso Gragnano fu distrutta interamente e di essa non rimase che il ricordo del sito denominato “Vagnuli”. Interi villaggi e casolari sui monti, da Lettere a Vico Equense, furono sepolti da acque, fango e sassi. Castellammare pur essendo alle pendici dei monti e quindi più esposta subì diversi danni, ma non ci contarono vittime. La medesima memoria riporta ancora: “Si è attribuito alla protezione del nostro San Catello, il non esservi perito alcuno degli abitanti”. Di quest’alluvione ne scrive anche Luigi Vanvitelli corrispondendo con il fratello Urbano (Napoli, 24-1-1764) “Qua piove continuamente, e sono accadute disgrazie grandissime; già vi scrissi nella passata di un turbine che unito alle acque à distrutto una terra, vicino Castel’ a Mare…” (Bibl. Palatina di Caserta. Lett. n. 1118). Sempre dalla corrispondenza col fratello Urbano (Napoli, 28-1-1764) “Il male fatto dall’acqua nelle sole vicinanze di Castel’a mare consiste a più di 200 mila ducati; ad uno benestante di quel luogo gli à portato via e distrutto l’entrata di sopra duemila ducati. Molti inglesi sono andati sul loco per curiosità a vedere l’eccidio”. (Bibl. Palatina di Caserta. Lett. n. 1119). E ancora……. (Napoli, 1-2-1764) “Cento cinquanta sono stati fin’ ad ora i cadaveri ritrovati nella rovina fatta dalle acque presso Castell’a mare, la di cui porta è stata chiusa dalla terra condotta dalla lava con alberi, etc. Qual’infortunio, se pochi passi dippiù s’immergeva, rovinava anche Castell’a mare” (Bibl. Palatina di Caserta. Lett. n. 1120).
In segno di gratitudine dello scampato pericolo i nostri progenitori fecero voto a San Catello che in ogni anno in perpetuum dal nostro reverendissimo capitolo, il 18 Gennaio precedente la festa del nostro glorioso protettore San Catello, si canti una messa votiva nella sua cappella ed il Te Deum pro gratiarum actione, per essere stata la nostra città preservata dalla rovina a cui avrebbe potuto soggiacere per la furiosa inondazione. Il perpetrare la memoria di questo ricevuto beneficio, rinnovandola ogni anno siccome si è stabilito, gioverà affinché si compiacerà il santo ottenercene altri dal Signore Iddio.
Quasi un secolo dopo, il 19 Gennaio del 1864 il Canonico Gaetano Gallo predicò in cattedrale un panegirico su San Catello. Oltre la novena, durante la quale si successero dal pulpito otto sacri oratori, si tenne un solenne ottavario (n.d.r. complesso dei riti religiosi da celebrarsi negli otto giorni che seguono determinate feste religiose della Chiesa cattolica) dal 19 al 26 Gennaio. Il Duomo fu riccamente parato con drappi e veli a vari colori ed illuminato a giorno da una moltitudine di ceri e da più di 60 lampadari. Con le offerte dei fedeli, per un costo di Lire 3.000, fu comprata una nuova base, finemente intarsiata. A destra della navata centrale numerosi e scelti professori cantarono i primi vespri precedenti il giorno 19 e le due messe solenni una del giorno festivo, l’altra la domenica successiva. La solenne processione del 19 Gennaio nella quale San Catello arrivando al Cantiere si ritirò per il Quartuccio, fu seguita da una seconda il 26, che giunse per la strada Napoli, fino alla spiaggia. La sera del 19 e quella del 26 si poteva vedere la Cattedrale illuminata con giochi di luce che facevano gara con i fuochi d’artificio e l’illuminazione a bengala dopo lo sparo dei fuochi. Erano presenti inoltre le fanfare della sesta e settima legione di Napoli e della Guardia Nazionale di Castellammare. Spese naturalmente ingenti a cui concorsero tutti i concittadini ed in modo speciale, come riportato da cronache dell’epoca “da alcuni particolari” non ben identificati. Il Municipio offrì quattro candelieri d’argento e quattro “ciocche di fiori” lavorati in seta dentro vasi di finissima porcellana concorrendo alle spese generali deliberando la somma di Lire 5099,87. Sindaco dell’epoca Salvatore Acampora.
A cura di Giuseppe Plaitano

