A sinistra la prima pagina di un giornale stampato in occasione del varo e un illustrazione che non è una semplice fotografia, ma un prezioso documento celebrativo che fonde la rigida ufficialità della Regia Marina con l’espressione artistica e simbolica, commemorando l’impostazione di una delle unità più significative della flotta italiana: la corazzata pre-dreadnought Regia Nave Vittorio Emanuele. È doveroso sottolineare l’assoluta eccezionalità del documento celebrativo, con verbale e disegno allegorico, non è un semplice cimelio, ma una fonte primaria di inestimabile valore storico. Si tratta di un documento eccezionale poiché fornisce un quadro dettagliato, ufficiale e persino artistico, di un evento cardine nella storia industriale e militare italiana, legando per sempre il nome di Castellammare di Stabia alla nascita di una nave da battaglia. La fruibilità di tali reperti è resa possibile unicamente grazie alla ricerca di realtà come l’Archivio Plaitano che svolge un ruolo cruciale nella conservazione della memoria storica locale. Senza l’impegno costante queste preziose testimonianze del passato, altrimenti destinate alla dispersione o all’oblio, non sarebbero consultabili. Il verbale redatto il 18 settembre 1901 sullo Scalo N. 1 del Regio Cantiere di Castellammare di Stabia descrive un momento di altissimo valore storico e istituzionale. La cerimonia segnò l’avvio ufficiale della costruzione della nave, con l’atto simbolico dell’impostazione della prima lamiera della chiglia esterna. A compiere questo gesto fu il Vice Ammiraglio Giuseppe Palumbo, Comandante in Capo della Forza Navale nel Mediterraneo. L’atto era un momento di condivisione e augurio per una nave destinata a portare il nome glorioso del Sovrano. L’elenco delle figure che sottoscrivono il verbale è un vero e proprio spaccato della gerarchia navale e ingegneristica dell’epoca, riflettendo la struttura del Secondo Dipartimento Marittimo e la sua Sottodirezione Costruzioni Navali a Castellammare. Per il Comando Militare: Capitani di Corvetta, di Vascello, Contrammiragli e il Vice Ammiraglio Comandante in Capo del Dipartimento, che rappresentavano la futura utenza e il controllo militare sulla commessa. Questa sinergia tra ingegneria di punta e autorità marittima era la chiave del successo della cantieristica militare stabiese. Il disegno di A. Castellano che accompagna il verbale sottoscritto è un’allegoria ricca di simbologia, tipica delle celebrazioni navali dell’epoca: La figura femminile in veste lunga è quasi certamente una rappresentazione allegorica, forse della Scienza Navale, della Tecnica o della stessa Italia o Stabia. Il compasso nella mano sinistra è lo strumento principe della geometria e del progetto, simboleggiando la precisione e la razionalità dell’ingegneria navale. Il progetto adagiato sulle gambe conferma il ruolo della figura come personificazione della progettazione. Ai suoi piedi, gli attrezzi degli operai (martelli, tenaglie, metri) onorano le Maestranze del Cantiere, i veri artefici della costruzione, ricordando che il progetto teorico prende forma grazie all’abilità manuale. Lo sfondo contestualizza l’evento nel Regio Cantiere: Il faro e le ciminiere fumanti simboleggiano rispettivamente la guida marittima e l’attività industriale del cantiere. La sagoma del Molo Borbonico e la nave in lontananza fissano l’ambientazione nel celebre bacino di Castellammare, fucina di grandi unità. L’impostazione del 1901 fu solo l’inizio; il momento culminante per la città e il cantiere fu il varo, avvenuto il 12 ottobre 1904. Il varo di una nave di questa stazza era sempre un evento spettacolare e di grande richiamo popolare. Per Castellammare, fu una nuova dimostrazione della sua maestria cantieristica, superando le sfide tecniche e logistiche che la costruzione di una corazzata imponeva. Il progetto di Cuniberti era audace e mirava a creare navi veloci, capaci di contrastare gli incrociatori corazzati più moderni, anticipando in parte il concetto delle future battlecruiser. Sebbene la nave entrasse in servizio nel 1908, un periodo in cui la rivoluzione della corazzata Dreadnought stava già rendendo obsolete le pre-dreadnought come la Vittorio Emanuele, l’unità stabiese ebbe comunque una vita operativa significativa: Poco dopo l’entrata in servizio, la nave fu inviata a Messina a seguito del devastante terremoto del dicembre 1908, trasportando a bordo il Re e la Regina d’Italia e contribuendo attivamente ai soccorsi. Guerra Italo-Turca (1911-1912): Partecipò attivamente al conflitto in Libia. Prima Guerra Mondiale: Durante il primo conflitto mondiale, fu impiegata prevalentemente in attività di squadra a Taranto e nel blocco del Canale d’Otranto. La Vittorio Emanuele, radiata nel 1923, rimane un simbolo dell’ingegneria e della manodopera del Cantiere di Castellammare di Stabia all’inizio del Novecento, un’epoca in cui la città si affermava come un pilastro della potenza navale italiana.
A cura di Giuseppe Plaitano

