Il Marchese Giuseppe Mariano Lorenzo de Turris (Castellammare di Stabia, 10 agosto 1758 – Napoli, 21 dicembre 1843) non fu un nobile qualunque, ma una figura complessa di politico, amministratore e mecenate, la cui carriera fu costellata di successi, titoli onorifici e un profondo affetto per la sua città natale. Giuseppe de Turris nacque a Castellammare di Stabia da Catello e Agnese Solimene. Il suo battesimo avvenne nella Chiesa dello Spirito Santo a Castellammare. Fu battezzato dal parroco Raimondo de Turris e gli furono imposti i nomi di Giuseppe, Mariano e Lorenzo. Sebbene i suoi genitori lo avessero inizialmente indirizzato verso gli studi di scienze legali, il suo percorso si orientò presto verso gli affari. Siccome suo zio, Francesco de Turris, aveva un nome di rilievo nella mercatura, Giuseppe si dedicò per molti anni agli affari di commercio. Durante i convulsi fatti del 1799, De Turris dimostrò coraggio e attaccamento alla sua terra, prodigandosi per Castellammare pagando di tasca propria le truppe straniere e offrendo sostegno ai concittadini. Riuscì inoltre a evitare la distruzione della città di Pimonte. La sua ascesa fu determinata dalle sue indubbie capacità amministrative, ricercando sempre “il cammino più breve alla soluzione” di ogni problema. Ricoprì incarichi di altissimo profilo: Senatore del Municipio di Napoli (1802) e Presidente della Giunta di Arti e Manifatture. Fisco e Monopoli: Fu Direttore Generale de’ Diritti Riuniti (1808), che controllava monopoli vitali (sale, tabacco, polvere da sparo, ecc.), e nel 1814 divenne Direttore Generale de’ Dazi Indiretti. Navigazione e Commercio: Ricoprì anche l’incarico di Direttore Generale della navigazione e del commercio. Con la legge del 25 febbraio 1826 fornì una guida giudiziosa e strategica per far prosperare la navigazione commerciale del Regno. A causa della sua partecipazione ai fatti del 1820 (i moti costituzionali), subì un temporaneo esonero dalle cariche, ma fu in seguito riammesso alle sue funzioni, a dimostrazione dell’insostituibilità delle sue competenze. La sua carriera fu premiata con le massime onorificenze, tra cui: Cavaliere di Giustizia del Real Ordine Costantiniano (1790), Titolo di Marchese (1802), Gran Croce del Real Ordine di Francesco I (1831) e Maggiordomo di Settimana della Real Casa con la Chiave d’Oro (1843). Fu anche insignito della Croce dell’Ordine di Cristo (1826) dal Sommo Pontefice Leone XII. La generosità del Marchese De Turris verso Castellammare fu straordinaria, con lasciti in denaro all’Ospedale San Leonardo, mentre all’Opera Pia Orfanotrofio Sant’Anna oltre il lascito economico di 400.000 lire comprendeva altresì un vasto patrimonio territoriale, tra cui i Palazzi Urbani alla Cristalliera e in Strada Caporivo n. 59-63, oltre a fondi rustici alla Tavernola, via Schito e Ponte della Persica (documentati dal notaio Cacace nel 1843). Dispose inoltre delle “successioni a titolo particolare, al Seminario di Castellammare e al Monastero dei Padri Minori di San Francesco di Paolo di S. Maria di Pozzano. A testimonianza dell’enorme riconoscenza, il Comune di Castellammare di Stabia, con Delibera di Giunta del 25 febbraio 1876, gli dedicò ben due grandi arterie della città vecchia e lo spazio antistante (Largo Marchese de Turris Salita I e Salita II Marchese de Turris). Il Marchese Giuseppe de Turris morì a Napoli il 21 dicembre 1843. Il suo corpo fu trasportato a Castellammare e sepolto il giorno successivo nella Basilica di Pozzano, nella tomba di famiglia da lui eretta per sé, la sorella Cristina de Turris e la moglie, Francesca Maddalena de Gemmis. La sua scomparsa fu commemorata con grande rispetto, come testimonia il saggio a lui dedicato negli Atti del Reale Istituto d’Incoraggiamento alle Scienze Naturali di Napoli, Tomo VII del 1843: “La sua vita fu un continuo lavoro. Egli era dappertutto, nel consiglio di amministrazione dei dazi indiretti, nelle commissioni dell’amministrazioni delle monete, in quelle delle amministrazioni dei reali Lotti, nelle tornate di questo Reale Istituto, ecc… le sue discussioni erano profonde e rapide. Egli aveva la brevità dell’uomo che sa apprezzare allo stesso modo la sostanza delle cose e l’economia del tempo… il marchese de Turris non solo fu benefico in vita ma estese anche dopo la sua morte gli effetti della sua beneficenza. Dalla pingue sua fortuna chiamò a parte i collegi, gli orfanotrofi, le pie congreghe, i convitti e gli Ospedali di Castellammare, non che altre religiose famiglie… A siffatte qualità aggiungeremo la più sublime che ornava la di lui anima grande, ch’era il Cristianesimo sincero, e conchiuderemo ch’egli fu beato pel proprio cuore e per la pubblica stima, corona dell’uomo onesto! Fu beato per le speranze che dà la Religione, le quali lo sostennero in vita e lo consolarono in morte! E fu beato perché la ricompensa della virtù è immortale”
A cura di Giuseppe Plaitano

