Dal torroncino ad Halloween: un filo dolce tra Napoli, Castellammare di Stabia e i Paesi celtici

Ogni anno, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, l’Italia intera si ferma per ricordare chi non c’è più. È il tempo delle visite ai cari che non ci sono più ma è anche il momento in cui antiche tradizioni popolari si rinnovano.
A Napoli, in particolare, questo periodo assume un sapore speciale, nel senso più letterale del termine, quando si rivedono i torroncini in giro.

La commemorazione dei defunti del 2 novembre non è solo una ricorrenza religiosa, Al Sud, a Napoli e provincia in particolare, è una festa della memoria e secondo l’antica tradizione popolare, nella notte tra l’1 e il 2 novembre le anime dei defunti fanno visita ai loro cari: non spaventano, non incutono timore, ma portano con sé affetto, ricordi e perfino regali. Fino a pochi decenni fa, era normale per i bambini napoletani svegliarsi la mattina del 2 novembre e trovare giochi o dolci lasciati “dai morti” come segno d’amore.

Il torroncino dei morti, il dolce che unisce passato e presente
In questo contesto affettuoso e quasi magico, non poteva mancare un protagonista gastronomico: il torroncino dei morti. Non è il torrone duro e bianco delle feste natalizie, ma una versione morbida, cremosa e ricca. All’esterno uno strato di cioccolato fondente, all’interno una farcitura vellutata che può contenere nocciole, mandorle, pistacchi, caffè o liquore. Questo dolce nasce tra il Settecento e l’Ottocento e col tempo è diventato il simbolo stesso del 2 novembre a Napoli.

Castellammare di Stabia: il cuore della tradizione
Castellammare di Stabia conserva forse la tradizione più viva e sentita legata ai torroncini dei morti: i pasticcieri iniziano a prepararli già a metà ottobre e tutte le pasticcerie e forni ne propongono di ogni forma, colore e sapore! È uso consolidato che i fidanzati regalino alle proprie innamorate un vassoio di torroncini assortiti o un torroncino a forma di cuore, spesso decorati con frasi d’affetto o auguri di buona salute. A Castellammare, il torroncino non è solo un dolce, ma un simbolo di legame: tra vivi e morti, tra tradizione e amore.

Halloween: origini celtiche e legami con le nostre tradizioni
Anche in Italia, oggi, si usa travestirsi e festeggiare Halloween che però, contrariamente a quanto si pensi, è una ritualità lontana dalle luci moderne e dalle zucche americane. Halloween, infatti, affonda le sue radici in un’antica festa celtica: Samhain, celebrata tra il 31 ottobre e il 1° novembre. Per i Celti segnava la fine dell’anno agricolo e l’inizio della stagione oscura, quando, si credeva, il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottigliava, permettendo alle anime di tornare sulla terra. Con la cristianizzazione dell’Europa, Samhain venne in parte assorbita nella vigilia di Ognissanti (All Hallows’ Eve), da cui nasce il nome Halloween.

Le usanze di accendere fuochi, travestirsi per allontanare gli spiriti e offrire cibo ai defunti sopravvissero nei secoli, fino a trasformarsi, tra Irlanda e Scozia con i bambini che andavano di casa in casa chiedendo dolci in cambio di preghiere o piccoli spettacoli. Gli emigranti irlandesi portarono poi queste usanze in America, dove nacque l’attuale “trick or treat” – “dolcetto o scherzetto”.

A cura di Nicola D’Auria

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