Quando l’algoritmo rinnova la ricetta: nello Utahl’intelligenza artificiale entra nella sanità quotidiana

Salt Lake City – In alcune zone dello Utah, dove raggiungere uno studio medico può significare percorrere decine di chilometri, la sanità sta sperimentando una svolta silenziosa ma profonda. Da dicembre è attivo un programma pilota che consente a un sistema di intelligenza artificiale di rinnovare prescrizioni mediche per farmaci già in uso, senza la firma diretta di un medico. L’iniziativa nasce da una collaborazione tra lo Stato dello Utah e la startup Doctronic. Il funzionamento è semplice solo in apparenza: il paziente si identifica tramite documento e riconoscimento facciale, risponde a una serie di domande sulla propria condizione di salute e sulla terapia in corso, mentre l’algoritmo analizza la storia clinica. Se non emergono segnali di rischio, il sistema autorizza il rinnovo della prescrizione, che viene inviata direttamente alla farmacia. I farmaci coinvolti sono circa 190, tutti legati a patologie croniche comuni come diabete, ipertensione e disturbi cardiovascolari. L’obiettivo dichiarato è ridurre tempi di attesa e interruzioni delle cure, un problema concreto soprattutto nelle aree rurali e nei contesti dove la carenza di medici è strutturale. Secondo i dati forniti ai regolatori statali, durante i test preliminari le decisioni dell’intelligenza artificiale hanno coinciso con quelle dei medici nel 99,2 per cento dei casi, su un campione di 500 valutazioni. Un risultato che ha convinto le autorità dello Utah a dare il via libera alla sperimentazione, definita come un tentativo di bilanciare innovazione tecnologica e tutela dei pazienti. Non tutti, però, guardano all’esperimento con entusiasmo. Parte del mondo medico teme che l’assenza di un controllo umano diretto possa far sfuggire segnali clinici sottili, quelli che spesso emergono solo dal confronto personale tra medico e paziente. L’American Medical Association ha espresso preoccupazioni sui rischi di una medicina troppo automatizzata, soprattutto quando le decisioni riguardano la continuità delle terapie. A rendere il quadro ancora più incerto è l’aspetto normativo. A livello federale non è ancora chiaro se sistemi di questo tipo debbano essere considerati dispositivi medici soggetti al controllo della Food and Drug Administration. Una definizione che potrebbe incidere sul futuro del progetto e sulla sua possibile estensione ad altri Stati. Quello avviato nello Utah non è solo un test tecnologico. È un esperimento sociale che misura il livello di fiducia dei cittadini verso l’intelligenza artificiale applicata alla salute, uno degli ambiti più delicati della vita quotidiana. La domanda che resta aperta non è soltanto se un algoritmo sia in grado di rinnovare una prescrizione in modo corretto, ma fino a che punto siamo disposti ad affidargli decisioni che incidono direttamente sul nostro benessere. È su questo confine, sottile e ancora tutto da esplorare, che si gioca una parte del futuro della sanità.

A cura di Christian Apadula

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