San Francesco torna festa nazionale: costi per lo Stato e ricadute sulle buste paga

La Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge che istituisce il 4 ottobre, giorno di San Francesco d’Assisi, come nuova festa nazionale, riportando in calendario una festività abolita cinquant’anni fa. Manca ora solo il passaggio al Senato per l’ok definitivo.

La misura ha una forte valenza simbolica ed è stata accolta come forte segno di identità nazionale, ma comporta inevitabilmente conseguenze economiche. Per i lavoratori del settore privato si tradurrà in una nuova giornata retribuita: chi resterà a casa riceverà lo stipendio regolare, chi invece sarà in servizio beneficerà delle maggiorazioni previste dai contratti collettivi.

Nel pubblico impiego, in particolare nei settori essenziali, il personale che lavorerà il 4 ottobre avrà diritto a maggiorazioni e straordinari maggiorati. Per questo lo Stato ha previsto uno stanziamento complessivo di 10,6 milioni di euro, suddivisi tra 8,7 milioni per il Servizio sanitario nazionale e 1,8 milioni per polizia, forze armate e vigili del fuoco.

Il nuovo calendario entrerà in vigore dal 2026, ma poiché il 4 ottobre cadrà di domenica, la prima vera giornata di festa aggiuntiva sarà effettivamente goduta dai lavoratori solo dal 2027.

A cura di Nicola D’Auria

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