LONDRA, 27 gennaio 2026 — È una mossa che potrebbe ridisegnare l’adolescenza di milioni di ragazzi britannici. Il governo ha aperto ufficialmente una consultazione pubblica per valutare una legge che vieterebbe l’accesso ai social media ai minori di 16 anni. Una misura drastica, che si accompagna alla volontà di rendere le scuole totalmente “phone-free” durante le lezioni. La decisione nasce da un’emergenza non più ignorabile. Genitori ed esperti denunciano da tempo l’impatto devastante delle piattaforme sulla salute mentale dei più giovani, tra disturbi del sonno, ansia e l’incubo del cyberbullismo. Dietro la burocrazia della consultazione pulsano storie di dolore vero: famiglie che hanno perso figli a causa di “challenge” estreme e che oggi chiedono a gran voce tutele reali. «Siamo in tempi disperati», ha raccontato una madre in TV, dando voce alla paura di molti. Il Regno Unito guarda all’esempio dell’Australia, che ha introdotto divieti simili alla fine del 2025, ma l’opinione pubblica è spaccata. Se per molti il blocco è l’unica via per salvare i ragazzi dai predatori e dall’algoritmo, i critici avvertono sul rischio di un effetto boomerang. Il timore è che un divieto totale spinga i giovani verso angoli del web ancora meno sicuri e non regolamentati, o che li privi di competenze digitali ormai essenziali. Nelle prossime settimane, la parola passerà a educatori e famiglie. La sfida non è banale: si tratta di capire come garantire che la tecnologia resti uno strumento di crescita e non diventi una trappola, cercando quel difficile equilibrio tra la libertà di connessione e il dovere, tutto adulto, di proteggere l’infanzia.
A cura di Christian Apadula

